La scomparsa di Enzo Biagi

"Tutta la Provincia - ha dichiarato il Presidente Pieroni - partecipa a questo momento di lutto per la cultura ed il giornalismo italiani. Biagi ha rappresentato un grande esempio di amore per la libertà e la democrazia. Rimarranno per tutti noi punto di riferimento la sua capacità di analisi del presente, l'attenzione alla cronaca che si fa storia, la difesa dei valori costituzionali".

Biagi era ricoverato da circa una settimana per problemi cardiaci e renali. Le condizioni del giornalista si erano aggravate da venerdì. Era nato il 9 agosto 1920 a Lizzano in Belvedere, un paesino dell'Appennino tosco-emiliano in provincia di Bologna. Enzo Biagi ha iniziato diciottenne la sua carriera giornalistica come cronista al Resto del Carlino. Dopo l'8 settembre del 1943 si aggrega ai gruppi partigiani operanti sul fronte dell'Appennino. Il 21 aprile 1945 entra a Bologna con le truppe alleate e annuncia dai microfoni della Radio alleata la fine della guerra. Per il Resto del Carlino (in quegli anni Giornale dell'Emilia) lavora come critico cinematografico e inviato, distinguendosi per i suoi articoli sull'inondazione del Polesine. Nel 1952 viene chiamato da Arnoldo Mondadori al settimanale Epoca di cui diventa in breve tempo direttore. Nel 1961 è chiamato a Roma a dirigere il telegiornale nell'epoca in cui cominciava a prendere piede l'alleanza di centrosinistra tra Dc e Psi e fonda anche Rt, il primo rotocalco televisivo. Due anni dopo si dimette e viene chiamato alla Stampa di Torino come inviato. Nel 1971 diventa direttore del Resto del Carlino e riprende le collaborazioni con la Rai, ma un anno dopo è allontanato dal quotidiano bolognese e torna al Corriere della Sera, dove aveva iniziato una collaborazione nella seconda metà degli anni 60.